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Editoriale: numero rivista 53 - L'influenza


Impegno comune per due scenari diversi

Pietro Crovari, Dipartimento di Scienze della Salute, Università di Genova; Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Influenza e sulle Infezioni Virali

A ogni arrivo dell’inverno, che nei Paesi dell’emisfero Nord coincide con la stagione dell’influenza, si apre l’interrogativo su che cosa accadrà nei mesi successivi. Vale a dire se si verificherà un’epidemia stagionale provocata da virus umani o se invece si dovrà registrare l’inizio di una pandemia causata da un sottotipo del virus A di origine aviaria antigenicamente nuovo per l’uomo.

Riguardo la scorsa stagione influenzale i dati forniti dalle reti di sorveglianza che monitorano l’infezione in quasi tutto il pianeta hanno documentato che sia nell’emisfero boreale sia in quello australe (nel quale l’inverno è appena terminato) la morbosità della malattia si è attestata ai livelli più bassi dell’ultimo decennio. Dal punto di vista virologico inoltre non è stato segnalato l’isolamento di ceppi virali di tipo A o B antigenicamente “slittati” rispetto a quelli che hanno circolato negli ultimi anni e che sono stati inseriti nel vaccino trivalente per la stagione 2006-2007. 

Ciò non mette comunque al riparo da possibili sorprese dell’ultima ora, come avvenuto negli inverni 2002-2003 e 2004-2005 per la comparsa delle varianti Fuijan e California (A/H3N2). Riguardo alla temuta pandemia da virus aviario A/H5N1, nel 2006 si sono continuati a registrare nuovi focolai di infezione nel pollame in varie parti del mondo. In pratica la malattia è divenuta endemica nel Sudest asiatico, in alcune aree dell’Eurasia e pare anche nella valle del Nilo. Queste sono le zone dove gli uccelli contraggono l’influenza che poi trasportano nei Paesi attraverso i quali migrano o in cui vanno temporaneamente a soggiornare, costituendo una grave minaccia per gli allevamenti delle aree rimaste finora indenni. Da queste regioni partono anche, attraverso canali che sfuggono ai normali controlli, materiali infetti - soprattutto prodotti alimentari per l’uomo e per gli animali - che contribuiscono alla diffusione e alla globalizzazione del contagio. Un rischio particolare per l’uomo è rappresentato dalle aree dove l’endemia causata da A/H5N1, così come da altri ceppi aviari, si sovrappone a realtà ambientali e sociali in cui è abituale la promiscuità tra uomo e volatili. Lo stillicidio di infezioni umane da A/H5N1 in Indonesia, in Cina e in Egitto è la conseguenza di queste situazioni, che hanno provocato fino a oggi oltre 250 casi di malattia e che aumentano notevolmente il rischio di adattamento all’uomo del virus aviario.

Da questa succinta disamina della situazione epidemiologica appare chiaro che, riguardo all’influenza, la sanità pubblica e i governi dei Paesi sviluppati sono chiamati a intervenire contemporaneamente su due fronti, entrambi importanti anche se diversi. Da un lato la gestione della forma stagionale, che puntualmente si presenta ogni inverno incidendo pesantemente sulla comunità con un elevato numero di ammalati (da 1,5 a 5,5 milioni di casi/anno in Italia) e con un forte impatto sanitario e socioeconomico. Dall’altro la preparazione nei confronti della pandemia che, pur essendo un evento eccezionale e non prevedibile, può essere contenuta solo con un programma predisposto prima che scatti l’emergenza. Per far fronte a entrambi i problemi il Ministero della Salute italiano, attraverso il Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, ha potenziato il sistema di sorveglianza della malattia, ha tracciato un programma per limitare i danni causati dall’influenza stagionale e ha definito un piano di preparazione e di risposta a una eventuale pandemia. 

La sorveglianza dell’influenza è incentrata sulla rete Influnet, gestita in collaborazione tra il Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Influenza e sulle Infezioni Virali e l’Istituto Superiore di Sanità, che si avvale di circa 1.000 medici sentinella distribuiti uniformemente sul territorio nazionale. Detta rete, che è collegata a quella europea e a quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, assicura una stima accurata della morbosità settimanale per la cosiddetta “influenza-like illness” in Italia e consente di conoscere tempestivamente quali tipi di virus circolano nel nostro Paese e in ogni parte del mondo.

Il programma per la prevenzione e il controllo della malattia stagionale ha come provvedimento cardine l’immunizzazione con il vaccino trivalente (Circolare del Ministero della Salute, 18 aprile 2006), da praticarsi prima dell’inizio dell’inverno e offerta gratuitamente ai soggetti di età superiore a 64 anni, a quelli di età inferiore (bambini compresi) portatori di fattori di rischio, al personale sanitario e ad altre categorie di lavoratori (complessivamente oltre 16 milioni di potenziali candidati). Prevede anche l’impiego dei farmaci inibitori della neuraminidasi quando l’influenza entra nella fase epidemica, sia per la terapia sia per la profilassi postesposizione. Un documento di indirizzo sull’appropriato uso di questi agenti è stato recentemente pubblicato dalla Società Italiana di Medicina Generale, da quella di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica e dalla Società Italiana di Malattie Infettive. Il programma ministeriale ribadisce opportunamente anche il rispetto delle norme igieniche di base, quali l’isolamento domiciliare volontario in caso di malattia, il lavaggio accurato e frequente delle mani, l’uso di mascherina chirurgica da parte di chi assiste i malati e il corretto smaltimento dei fazzoletti di carta usati. Si tratta complessivamente di una buona strategia che richiede di essere fortemente sostenuta in chiave mediatica. C’è infatti il rischio che, dopo l’allarmismo per l’“aviaria” diffusosi nell’autunno del 2005, la gente abbassi la guardia nei confronti dell’influenza e che la vaccinazione antinfluenzale diventi un trattamento eccezionale invece che una misura sanitaria da rispettare annualmente da parte di chi ne ha bisogno.

Sul fronte pandemico, il programma di preparazione e di risposta a un probabile evento è stato realizzato di concerto con le Regioni (Gazzetta Ufficiale, aprile 2006). È evidente lo sforzo di coinvolgere tutte le componenti del Servizio Sanitario Nazionale e della Protezione Civile, i centri di ricerca universitari, il volontariato e i mezzi di comunicazione e di utilizzare in modo integrato i diversi canali al fine di fronteggiare l’emergenza. Va sottolineato che l’allarme pandemia ha stimolato la ricerca scientifica sull’influenza in un modo che non ha precedenti. Anche il grosso input che ha avuto lo sviluppo dei vaccini prepandemici basati sul ceppo A/H5N1 da parte dei maggiori produttori mondiali indica che qualcosa sta cambiando nel settore. È da auspicare che questo impegno, che forse si registra per la prima volta nella storia della medicina e che ha visto competenze diverse lavorare insieme così intensamente per predisporre interventi utili a ridurre i danni di un’eventuale pandemia influenzale, vada continuato e aggiornato in linea con il progresso scientifico. 



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