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In materia di influenza - afferma Pietro Crovari nell’editoriale - i sistemi sanitari pubblici e i governi dei Paesi sviluppati sono oggi chiamati intervenire su due fronti, entrambi fondamentali per poterla affrontare adeguatamente. Infatti questi organismi - precisa Crovari - devono da un lato gestire la forma stagionale della malattia attuando adeguate misure di prevenzione e di sorveglianza, mentre dall’altro prepararsi nei confronti di una eventuale pandemia influenzale realizzando un programma di preparazione e di risposta a una simile circostanza.
La monografia approfondisce entrambi questi aspetti dedicando alla malattia stagionale diverse sezioni che affrontano gli aspetti epidemiologici e di dinamica virale, di economia e di politica sanitaria, di diagnosi, di prevenzione e di trattamento, e al rischio pandemico una serie di aggiornamenti sulle strategie di sorveglianza epidemiologica veterinaria e sanitaria.
La parte iniziale della monografia è dedicata all’influenza che - spiegano Pietro Crovari e Giuseppe Badolati - è una malattia antica e al tempo stesso attuale a causa della sua ciclicità epidemica e del suo potenziale pandemico. Secondo gli autori ripercorrerne la storia serve non solo per comprendere più a fondo la sua evoluzione nel tempo, ma anche per monitorare attentamente la circolazione dei ceppi virali più pericolosi per l’uomo.
L’influenza è un’infezione delle alte vie respiratorie di origine virale che - osservano Francesco Castelli e Sara Bigoni - abitualmente si autolimita ma che in pazienti debilitati può causare complicanze anche gravi, responsabili in tutto il mondo di elevati tassi di morbilità e di mortalità. Studi epidemiologici hanno dimostrato - sottolinea Aurelio Sessa - come negli ultimi anni nel nostro Paese i bambini siano tra i più colpiti dall’influenza, che nel periodo invernale rappresenta in Italia circa il 10% di tutte le infezioni delle vie aree. Quest’ultima circostanza spiega - sostiene Roberto Gasparini - come il suo impatto socioeconomico, legato a una serie di aspetti tra cui l’alta morbosità della malattia e le frequenti ospedalizzazioni per complicanze, sia tra i più elevati in tutte le fasce della popolazione, incluse quelle non produttive dei bambini e degli adolescenti.
Alla base delle elevate diffusibilità e morbilità della malattia - rilevano Alessandro Zanetti e Antonella Amendola - c’è la capacità del virus di mutare continuamente il suo assetto antigenico e di eludere così le difese immunitarie dell’organismo originando, a seconda che si tratti di una variazione minore o maggiore, epidemie stagionali o pandemie.
L’influenza si delinea così come un vero e proprio problema di sanità pubblica per la cui gestione - fanno notare Isabella Donatelli e Graziella Morace - l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo a punto un programma mondiale di sorveglianza sia epidemiologica sia virologica. In modo analogo l’Italia - aggiungono gli autori - ha sviluppato da diversi anni il sistema Influnet, formato da una rete di laboratori distribuiti sul territorio nazionale con il compito di monitorare la forma stagionale della malattia e di contribuire alla preparazione del Paese a un evento pandemico.
Dal quadro tracciato è evidente che l’influenza - commentano Giampiero Carosi, Veronica dal Punta e Alberto Matteelli - è una malattia con notevoli ripercussioni di ordine sanitario, sociale ed economico per la quale vanno adottate misure di prevenzione atte a limitare il suo impatto sulla salute pubblica. In questo senso - specificano gli autori - la vaccinazione antinfluenzale è internazionalmente adottata come principale strategia preventiva che, in particolari situazioni, può essere anche affiancata da una profilassi integrativa a base di farmaci antivirali specifici. Tra gli antivirali di ultima generazione efficaci nei confronti dell’influenza - illustra Giancarlo Icardi - ci sono gli inibitori della neuraminidasi del virus oseltamivir e zanamivir il cui impiego nel trattamento, e in alcuni casi nella profilassi, della malattia è stato raccomandato anche nel nostro Paese. Secondo Alessandro Rossi un’adeguata conoscenza delle proprietà farmacologiche di oseltamivir e di zanamivir - che hanno lo stesso meccanismo d’azione ma possiedono diverse indicazioni e modalità di somministrazione - permette al curante di prescriverli nel modo più corretto, oltre a rappresentare un’importante arma aggiuntiva nel bagaglio terapeutico a sua disposizione. In particolare oseltamivir - fa rilevare Donatella Codazzi - non solo è attivo contro l’influenza e le sue complicanze ma ha anche una formulazione che ne consente la somministrazione orale ed è indicato in tutta la popolazione, fascia pediatrica inclusa.
Anche se il potenziale infettivo dei virus aviari è noto fin dagli anni ottanta, solo in tempi recenti - affermano Filippo Ansaldi, Federica Banfi e Sabrina Bacilieri - il rischio di un evento pandemico associato alla loro capacità di acquisire un assetto antigenico completamente differente si è fatto più concreto. Se da un lato - evidenziano gli autori - si tratta di un evento piuttosto difficile da prevedere, dall’altro è oggi possibile monitorare costantemente i ceppi aviari circolanti allo scopo di rivelare precocemente la comparsa di nuovi sottotipi virali. Inoltre per arginare l’eventualità che ceppi aviari, come per esempio A/H5N1, si trasformino in virus a elevata patogenicità anche per l’uomo, in Italia il sistema veterinario - segnalano Stefano Marangon e Laura Pulici - ha messo a punto strategie di controllo e di sorveglianza che prevedono sia la vaccinazione dei volatili sia il monitoraggio della possibile diffusione dell’infezione nella popolazione immunizzata.
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