Scompenso Cardiaco

Che cos’è lo Scompenso Cardiaco?

Lo scompenso cardiaco è una sindrome complessa che rappresenta il punto evolutivo finale comune di una serie di patologie cardiache inizialmente anche molto differenti tra loro. Si manifesta come un’alterazione della struttura e della funzione cardiaca che inficia la corretta funzionalità di pompa del cuore: gli organi e i tessuti ricevono quantità insufficienti di ossigeno per le loro esigenze metaboliche e si genera un accumulo di liquidi (edema) a livello degli arti inferiori, dei polmoni e in altri tessuti. Le cause più comuni sono la cardiopatia ischemica, in particolare l’infarto miocardico, l’ipertensione arteriosa e il diabete. Altre cause di scompenso cardiaco sono le cardiomiopatie, le malattie delle valvole cardiache, le cardiopatie congenite, le infezioni, alcune terapie antineoplastiche. Lo scompenso cardiaco può avere un’insorgenza caratterizzata da un episodio acuto come l’infarto miocardico, ma è di fatto una malattia cronica. Pertanto, è di fondamentale importanza riconoscere una disfunzione del ventricolo sinistro anche quando ancora in fase asintomatica, al fine di stabilire la corretta strategia di gestione del paziente e garantirne il mantenimento di una buona qualità della vita migliorando la prognosi della malattia1.

L’impatto dello scompenso cardiaco sulla società è ben noto e documentato. In Italia, la prevalenza della patologia si attesta a 1-2% con circa 87.000 nuovi casi incidenti per anno1: si tratta di una condizione cronica la cui prevalenza e incidenza sono strettamente legate all’età. L’età mediana dei soggetti ricoverati per scompenso è di circa 80 anni, di cui circa la metà appartenenti al genere femminile. Lo scompenso rappresenta inoltre la più importante causa di ospedalizzazione in Italia per i pazienti con età >65 anni2 con circa 190.000 ricoveri nel 20133 e una durata media di ospedalizzazione pari a 9 giorni. Il 59% dei pazienti, a causa della presenza di altre malattie concomitanti, viene riospedalizzato entro l’anno4. Si calcola che il costo per il SSN sia circa 400 milioni di euro l’anno, pari all’1-2% della spesa sanitaria totale annuale4. Questo costo è destinato ad aumentare nei prossimi decenni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. E’ pertanto necessario stabilire delle corrette strategie di prevenzione ed una efficace gestione del paziente nella fase cronica della patologia al fine di ridurre le riospedalizzazioni.

Soggetti e fattori di rischio

E’ impossibile prevedere con certezza lo sviluppo dello scompenso cardiaco, ma la corretta consapevolezza dei fattori di rischio ad esso associati consente di impostare una buona strategia di prevenzione. Dal momento che lo scompenso cardiaco è strettamente associato alla malattia coronarica, i principali fattori di rischio dell’insufficienza cardiaca sono iperlipidemia, ipertensione, diabete, fumo, obesità, anomalie delle valvole cardiache e familiarità per cardiopatie.

Il percorso diagnostico

I sintomi dello scompenso cardiaco sono spesso aspecifici. In genere la malattia è preceduta da una fase asintomatica che è importante riconoscere precocemente. A causa del difetto della funzione di pompa, i principali sintomi sono la difficoltà di respirazione (dispnea) edemi agli arti inferiori, sensazione di stanchezza, pallore, confusione mentale5. In caso di sospetto clinico è necessario effettuare una valutazione di primo livello che deve prevedere, oltre all’elettrocardiogramma, l’esecuzione di una radiografia del torace e di un ecocardiogramma con cui è possibile valutare la quantità di sangue emessa in circolo (frazione di eiezione) oltre che altre alterazioni morfologiche.  A questi, vanno aggiunti gli esami di laboratorio.

Di fondamentale importanza è la diagnosi differenziale, volta ad escludere l’eventualità che i sintomi siano causati da malattie polmonari, come bronchiti croniche, eventuali focolai polmonari, asma ed enfisema, per indirizzare il paziente al corretto percorso diagnostico terapeutico.

L’offerta di Roche Diagnostics

Un valido ausilio alla diagnostica differenziale dello scompenso cardiaco arriva dai Peptidi Natriuretici di cui fa parte l’NT-proBNP. Queste sostanze hanno un’azione che va a contrastare i meccanismi fisiopatologici alla base dello scompenso cardiaco svolgendo una funzione di protezione del cuore. Le linee guida 2012 della Società Europea di Cardiologia6 (ESC) suggeriscono l’uso dei peptidi natriuretici sia per la diagnosi che per la prognosi dello scompenso cardiaco. Il test NT-proBNP di Roche Diagnostics costituisce un valido ausilio per il clinico nella diagnosi differenziale della dispnea dello scompenso cardiaco. Un risultato inferiore a 125 pg/ml per i pazienti in fase cronica della malattia e di 300 pg/ml per pazienti afferenti in Pronto Soccorso con dispnea acuta, consente di escludere l’insufficienza cardiaca con un valore predittivo negativo pari al 99%7,8 . La disponibilità del test NT-proBNP sia sulle piattaforme di laboratorio che sulle piattaforme Point of Care consente di monitorare il paziente anche durante la fase cronica della malattia in ambulatori territoriali per lo scompenso o presso l’ambulatorio del Medico di Medicina Generale che, in caso di importanti elevazioni del parametro può indirizzare il paziente all’ecocardiogramma o  alla visita specialistica cardiologica. L’offerta Roche Diagnostics fornisce così un supporto nella continuità assistenziale tra ospedale e territorio migliorando la gestione del percorso diagnostico-terapeutico del paziente.


Referenze

  1. Maggioni AP. Et al. Lo scompenso cardiaco acuto in Italia. G Ital Cardiol 2014;15(2 Suppl 2):3S-4S
  2. Corrao et al. Inquadramento epidemiologico dello scompenso cardiaco. G Ital Cardiol 2014;15(2 Suppl 2):10S-15S
  3. Ministero della Salute. Dati SDO 2013.
  4. Corrao et al. Burden of new hospitalization for heart failure: a population-based investigation from Italy. Eu. J Heart Failure (2014) 16, 729–736
  5. www.salute.gov
  6. McMurray. ESC guideline 2012. Eur Heart J, 33(14): 1787-1847.
  7. Gustafsson et al. value of N-terminal proBNP in the diagnosis of left ventricular systolic dysfunction in primary care patients referred for echocardiography. Heart Drug 2003; 3:141-146
  8. Januzzi, J.L. et al. (2006). NT-proBNP testing for diagnosis and short-term prognosis in acute destabilized heart failure: an international pooled analysis of 1256 patients: the International Collaborative of NT-proBNP Study.Eur Heart J, 27: 330–337.