La perdita della vista può limitare l’interazione sociale e l’indipendenza personale, influenzando anche la capacità di lavorare. È per mitigare questo forte impatto - che interessa oltre 250 milioni di persone in tutto il mondo e coinvolge non soltanto i pazienti ma anche i loro caregiver - che Roche sta ricercando e sviluppando trattamenti innovativi per chi deve convivere con diverse malattie degli occhi.

I nostri programmi di ricerca oftalmica si concentrano su alcune delle principali cause di cecità e disabilità visiva, tra cui la degenerazione maculare legata all’età (AMD), l’edema maculare diabetico (DME) e altre malattie della retina, come l’occlusione retinica venosa (RVO) e l’atrofia geografica (GA), per le quali attualmente non esistono o ci sono limitate opzioni di cura. Oltre a sviluppare nuove formulazioni e dispositivi di somministrazione oftalmica prolungata ci impegniamo anche a migliorare la qualità della vita delle persone affette da queste patologie.

I benefici della medicina personalizzata

Le malattie della retina possono essere difficili da trattare perché il modo in cui si sviluppano e progrediscono varia da persona a persona. Il nostro approccio all'innovazione in oftalmologia è incentrato sulla conoscenza approfondita della biologia sottostante la malattia e sulla combinazione di questa con nuovi dati e fonti analitiche come real world data, apprendimento automatico (machine learning), e algoritmi avanzati. Crediamo infatti che la medicina personalizzata possa aiutare a tracciare il percorso verso un'ulteriore ottimizzazione dell'assistenza medica in oftalmologia.
Stiamo già facendo passi da gigante nello sviluppo di nuove cure e terapie combinate e nell'utilizzo di tecnologie all’avanguardia come la terapia genica. Così come nello sviluppo di tecnologie che mirano a mantenere l'effetto del trattamento per periodi di tempo più lunghi. I test genetici non solo possono identificare i fattori di rischio per la malattia, ma possono anche far luce sulla sua gravità e progressione. E diversi studi hanno dimostrato che l'intelligenza artificiale potrebbe salvare la vista delle persone aiutando i medici a diagnosticare prima le malattie della retina e a selezionare i migliori trattamenti possibili per i singoli pazienti in modo più efficace.

I progressi della ricerca Roche

L’innovazione tecnologica, inoltre, consente ai pazienti con maculopatie senili o diabetiche di disporre di trattamenti che abbiano meno impatto sulla loro vita. Tra gli obiettivi di Roche vi è quello di incrementare il binomio prodotti-servizi, per poter garantire ai pazienti, giovani e non, una vita il più normale possibile, ascoltando i loro bisogni e limitazioni, nel lavoro come nel tempo libero, e allargare il concetto di terapia personalizzata, non più intesa solo come targeted therapy in ambito oncologico, ma onnicomprensiva di tutto quello che ruota attorno al malato e alle sue necessità.

Attualmente sono in corso i programmi di sviluppo relativi a due prodotti differenti. Il primo è un anticorpo monoclonale bispecifico, Faricimab, in studio per ora per l’edema maculare diabetico e per la maculopatia senile neovascolare in 150 paesi tra cui l’Italia, che neutralizza la crescita dei vasi sanguigni. Il secondo è un sistema innovativo di device più farmaco, il port delivery system del Ranimizumab, un serbatoio, della dimensione di un chicco di riso, che viene impiantato nell’occhio del paziente e rilascia il farmaco in maniera graduale e continua, andando a sostituirsi, in modo rivoluzionario, alla terapia tradizionale di iniezione intravitreale, con un effetto migliorativo sulla qualità di vita dei malati, spesso anziani e con altre patologie.

Roche, inoltre, si è unita con i principali centri medici in tutta Europa per creare un consorzio, chiamato EYE-RISK, che studia la degenerazione maculare legata all'età (AMD), la principale causa di perdita della vista nelle persone di età superiore ai 60 anni. Questo consorzio utilizzerà dati epidemiologici e biocampioni completi provenienti da grandi coorti oculari europee e biobanche epidemiologiche per sviluppare strumenti che aiutino la previsione clinica dell'AMD.