Linfomi non Hodgkin: “vicini ai pazienti dal primo momento”

Linfomi non Hodgkin: “vicini ai pazienti dal primo momento”


In occasione della Giornata della consapevolezza sul Linfoma del 15 settembre 2022, Roche Italia lancia una campagna di comunicazione per diffondere maggiore conoscenza sui tumori del sistema linfatico, i Linfomi non Hodgkin, grazie alla collaborazione con l’associazione Lampada di Aladino Onlus

 

La campagna “Dal primo momento: vicini ai pazienti con Linfomi non Hodgkin” ha per noi l’obiettivo di diffondere informazioni corrette e consapevolezza su questa forma di linfomi, cioè tumori del sistema linfatico. L’iniziativa, anche grazie alla collaborazione con Lampada di Aladino Onlus, prevede momenti di approfondimento sulla patologia, per avvicinare e sensibilizzare maggiormente le persone comuni a questo tema, ma anche l’organizzazione di attività di supporto ai pazienti e ai caregiver all’interno degli ospedali. 

 

Negli ultimi anni sono stati fatti enormi progressi nella cura dei linfomi. Tuttavia, questi tumori sono ancora difficili da curare, perché spesso vengono diagnosticati tardivamente, e non sono abbastanza conosciuti – dichiara Anna Maria Porrini, Direttore Medico di Roche Italia - Il nostro impegno, da sempre, va oltre lo sviluppo di terapie innovative, per svolgere un ruolo più ampio a livello di diffusione della conoscenza e di sensibilizzazione rispetto alle tematiche legate al mondo della salute. Nasce così la campagna “Dal primo momento” che ha l’obiettivo di accendere i riflettori sulle patologie onco-ematologiche, facendo emergere i bisogni insoddisfatti dei pazienti e di chi si prende cura di loro, ribadendo l’importanza di arrivare alla cura fin da subito, dal primo momento appunto, in un contesto clinico e terapeutico in continua evoluzione”.

 

 

Esistono diversi tipi di linfoma non-Hodgkin e più di una modalità di classificazione. Il Linfoma diffuso a grandi cellule B o DLBCL è il tipo più comune di linfoma non-Hodgkin - la maggior parte delle persone, circa 9 su 10, con un linfoma non-Hodgkin sviluppa il DLBCL (fonte: Cancer.net) - ed è così detto in base al tipo di linfocita in cui si sviluppa il linfoma. "Cellule B" infatti sta per linfociti B, un tipo di globuli bianchi, mentre il termine “diffuso” significa che i linfociti anomali non si accumulano in una particolare parte del linfonodo. Il Linfoma diffuso a grandi cellule B colpisce principalmente i pazienti anziani e si caratterizza anche per un elevato grado di malignità. 

 

Il Linfoma diffuso a grandi cellule B è un tumore aggressivo che cresce rapidamente, accompagnato da sintomi, e deve essere immediatamente trattato. In questo senso si differenzia dal Linfoma follicolare o LF, che è il tipo di linfoma non-Hodgkin con basso grado di malignità ed è il secondo tipo più comune di linfoma. Quest’ultimo, di solito, si sviluppa nei linfonodi, ma poiché è a crescita lenta e causa pochi sintomi, spesso al momento della diagnosi si è già diffuso nel corpo.

Le persone con LF di solito rispondono bene al trattamento, inizialmente e anche quando la malattia ricompare.In questo caso le cellule del sistema immunitario da cui ha inizio il tumore sono i linfociti T.

 

La causa del linfoma non-Hodgkin non è nota. Sembra svilupparsi in un singolo linfocita anomalo, che si moltiplica e produce molti linfociti anomali. La ragione per cui il primo linfocita diventa anomalo non è nota. Non è una malattia che può essere ereditata e non è nemmeno familiare. Esistono tuttavia alcune condizioni che possono aumentare le probabilità di una persona di ammalarsi del linfoma non-Hodgkin. Alcuni fattori di rischio sono rappresentati dall’età superiore a 60 anni, dal genere (è leggermente meno comune negli uomini rispetto alle donne), da carenze immunitarie (come ad esempio chi ha contratto l’AIDS), da malattie autoimmuni o infezioni.

 

Il Linfoma a grandi cellule B risponde ai trattamenti di prima linea, ma diventa recidivante o refrattario fino al 40% dei casi e, quando questo si verifica, le opzioni terapeutiche sono limitate e la sopravvivenza diminuisce [3].

 

Giornata della consapevolezza sul linfoma: cosa sanno gli italiani

 

In Italia sono oltre 150mila i pazienti affetti da Linfoma non Hodgkin (fonte: Aiom-Airtum, “I numeri del cancro in Italia 2021”)[1]. Il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) è la forma più comune di questa tipologia di tumore del sistema linfatico, con una incidenza pari ad un caso su tre [2]. Nonostante la sua diffusione, il DLBCL è ancora poco conosciuto nel nostro Paese: a confermarlo è un’indagine che abbiamo commissionato a Elma Research in occasione della Giornata della consapevolezza sul linfoma del 15 settembre 2022. La ricerca ha sondato le conoscenze di base della popolazione italiana sui linfomi e in particolare sul DLBCL, analizzandone anche la percezione sulla diffusione e sulla guarigione.

 

“L’indagine è stata condotta su oltre 1.000 intervistati, considerando un campione rappresentativo per livello di età, genere, provenienza geografica, istruzione e occupazione. Emerge che oltre il 60% della popolazione italiana over 25 afferma di fare prevenzione, riconoscendo la sua importanza per la salute e il benessere e senza attendere la comparsa di sintomi. Tuttavia, soltanto un terzo lo fa con piena consapevolezza, cercando di mantenersi aggiornato sui temi della salute – commenta Elena Ripamonti di Elma Research – Questi risultati ci suggeriscono quanto sia fondamentale che la prevenzione e l’informazione vadano di pari passo, per evitare disinformazione e diagnosi tardive”.

 

Due italiani su tre dichiarano di sapere cos’è il linfoma, il 3% ne ha avuto esperienza diretta, eppure la conoscenza base di questi tumori resta nettamente inferiore rispetto ad altre patologie comuni e diffuse. Inoltre, la maggior parte delle persone che dichiarano di avere informazioni sul linfoma non hanno una conoscenza approfondita della patologia. Infatti, circa il 20% non sa che si tratta di un tumore del sistema linfatico, il 28% indica specialisti di riferimento diversi dall’ematologo e l’oncologo e soltanto il 20% sa indicare correttamente almeno 3 campanelli d’allarme di questo tumore (gonfiore ai linfonodi del collo; stanchezza cronica; febbre; gonfiore e dolore addominale; tosse e problemi respiratori). Chi dichiara di averne sentito parlare considera il linfoma una patologia grave, moderatamente diffusa e prevalentemente non curabile.

 

“Questi tumori sono ancora difficili da curare, perché spesso vengono diagnosticati tardivamente e non sono abbastanza conosciuti, come emerge chiaramente dai risultati della ricerca condotta da Elma”, aggiunge Anna Maria Porrini di Roche Italia. Tra tutti, il DLBCL è la forma meno nota di linfoma, solo il 15% della popolazione afferma di sapere di cosa si tratti o di averne avuto un’esperienza personale o indiretta. Tuttavia, solo il 9% è in possesso di informazioni corrette sulla patologia. Sono, infatti, ancora diffuse convinzioni errate: il 2% crede sia contagiosa e il 7% lo colloca tra le malattie ereditarie. La percezione è che il DLBCL sia una tipologia molto grave (57%) e mediamente diffusa (54%), ma sulla guarigione la maggior parte degli intervistati è positiva.

 

In questo scenario, caratterizzato da un livello informativo molto limitato, emerge il desiderio di ampliare le conoscenze su questi tumori, sfruttando di più i media, con tv ed internet al primo posto, ma anche il rapporto con la comunità scientifica.

 

“I dati fotografano bene l’importante gap informativo e conoscitivo sui linfomi. Fare informazione resta una questione primaria, sia dal punto di vista della prevenzione che per tutti quei pazienti che affrontano la diagnosi. Il linfoma non Hodgkin, in particolare, è una patologia complessa, aggressiva e proprio per queste sue caratteristiche ha un impatto psicologico importante sul paziente e sulla famiglia. Per affrontare il percorso di cura al meglio è importante ricevere informazioni chiare ed utili, che aiutino il paziente ad orientarsi sin dai primi istanti dopo la diagnosi”, commenta Davide Petruzzelli Presidente Lampada di Aladino Onlus.

 

 

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Fonti

  1. Aiom-Airtum, I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA 2021. https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_notizie_5681_0_file.pdf
  2. Scudeletti, G. E. M., Tassara, R., & Antonucci, G. (2019). Le urgenze ematologiche. Italian Journal of Medicine, 7(1), 1–100. https://doi.org/10.4081/itjm.q.2019.1
  3. Maurer JM, et al. Event-free survival at 24 months is a robust end point for disease-related outcome in diffuse large B-cell lymphoma treated with immunochemotherapy. J Clin Oncol 2014;32:1066-73.