Media Release

Monza, 09.12.2020

Congresso ASH 2020: Roche presenta importanti novità per il trattamento dell’emofilia A e del linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario

  • I dati a lungo termine dello studio GO29365 e i risultati della corte di estensione addizionale confermano il profilo di rischio-beneficio del trattamento a durata fissa di polatuzumab vedotin in combinazione con bendamustina e rituximab (BR) per il trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario non candidabile a trapianto di cellule staminali ematopoietiche
  • I follow-up di fase III rafforzano il beneficio a lungo termine di emicizumab per il trattamento dell’emofilia, con bassi tassi di sanguinamenti trattati ed un buon livello di tollerabilità nei soggetti di tutte le età, con e senza inibitori del fattore VII, con la percentuale di partecipanti che hanno avuto un'emorragia trattata zero, aumentata nel corso del periodo di studio

 

Monza, 09 dicembre 2020 – Roche ha annunciato oggi i dati positivi di due studi clinici per il trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario (DLBCL) e dell’emofilia A. I risultati sono stati presentati al 62° Meeting annuale dell’American Society of Hematology (ASH), tenutosi in modalità virtuale dal 5 all’8 dicembre 2020.

Nell’area dell’onco-ematologia Roche ha presentato i risultati a lungo termine dello studio Ib/II GO29365, includendo una coorte addizionale di estensione, che mostrano i benefici di polatuzumab vedotin in combinazione a bendamustina e rituximab nei pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) recidivato o refrattario (R/R) non candidabili al trapianto.

I dati della coorte di estensione, presentati per la prima volta al congresso ASH 2020, rafforzano il profilo di rischio-beneficio di polatuzumab vedotin in combinazione a bendamustina e rituximab, sia in termini di tasso di risposta completa (CR) sia di sopravvivenza libera da progressione (PFS).

I risultati ottenuti nella fase randomizzata dello studio, che ha coinvolto 80 pazienti, indicano che le risposte al trattamento sono durature. In particolare, mostrano che con un follow-up di 48,9 mesi i pazienti che hanno completato il trattamento con polatuzumab vedotin in combinazione a BR (bendamustina e rituximab) hanno ottenuto un tasso di risposta completa (CR) del 42,5% (n = 17/40), rispetto al 17,5% (n = 7/40) registrato tra i pazienti trattati con BR. Lo studio non ha riportato tossicità di rilievo. I dati della coorte randomizzata mostrano anche un beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana che, all’attuale follow-up, è di 9,2 mesi con polatuzumab vedotin in combinazione con BR rispetto ai 3,7 mesi con BR. La sopravvivenza globale (OS) mediana è risultata essere di 12,4 mesi per la combinazione di polatuzumab vedotin e BR, mentre per i pazienti trattati con BR era di 4,7 mesi.

Risultati positivi anche dalla coorte di estensione a singolo braccio composta da ulteriori 106 pazienti, i quali hanno mostrato un tasso di risposta completa del 38,7% (n = 41/106) con polatuzumab vedotin in combinazione con BR, una PFS mediana di 6,6 mesi ed una OS mediana di 12,5 mesi

Sulla base dello studio GO29365, a gennaio 2020 la Commissione Europea ha approvato in via condizionata l’immissione sul mercato di polatuzumab vedotin in combinazione con bendamustina e rituximab per il trattamento di pazienti adulti con R/R DLBCL, che non sono candidabili al trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Attualmente la terapia è stata approvata in più di 40 Paesi, tra cui USA e Unione Europea, Italia inclusa. Nel 2021 saranno disponibili i risultati dello studio di fase III POLARIX che valuta l’efficacia della terapia con polatuzumab vedotin in combinazione a immunochemioterapia nei pazienti con DLBCL in prima linea.

“In Italia nel 2020 sono circa 13.200[1] le nuove diagnosi di Linfoma non-Hodgkin (NHL), di queste in media il 25-35% [2] sono pazienti con linfomi diffusi a grandi cellule B, la forma più frequente di NHL. Sono stati fatti molti progressi nella ricerca, ma è necessario continuare a sviluppare nuove strategie terapeutiche che possano migliorare i risultati in termini di sopravvivenza e di qualità di vita di questi pazienti, per i quali persistono ancora significativi unmet need. – dichiara la Dott.ssa Annarita Conconi, Responsabile SSD Ematologia dell’Ospedale degli Infermi di Biella - Gli studi riguardanti la combinazione di polatuzumab vedotin con bendamustina e rituximab dimostrano che questo trattamento può avere un impatto positivo sulla sopravvivenza delle persone affette da linfoma diffuso a grandi cellule B, recidivato o refrattario, non candidabili a trapianto, che ad oggi non hanno purtroppo a disposizione opzioni terapeutiche efficaci. Il trattamento è già stato approvato in Europa e in Italia, dove a beneficiarne potranno essere dai 1.300 ai 1.400 pazienti all’anno. Ci auguriamo che entro il 2021 questa opportunità terapeutica possa essere accessibile ai nostri pazienti nella pratica clinica quotidiana”.

Nell’ambito delle malattie rare, Roche, al 62° Meeting annuale dell’American Society of Hematology (ASH), ha annunciato anche i risultati di una nuova analisi dei dati aggregati di follow-up a tre anni relativi a 401 soggetti con emofilia A provenienti dagli studi registrativi HAVEN 1-4[1]. Questi studi rafforzano il profilo di efficacia e sicurezza a lungo termine di emicizumab nei pazienti adulti, adolescenti e bambini affetti da emofilia A con e senza inibitori del fattore VIII.

Per tutta la durata degli studi, emicizumab ha mantenuto bassi i tassi di sanguinamento trattati, con tassi annualizzati di sanguinamenti (ABR) basati su modello che sono rimasti bassi, a 1,4 (intervallo di confidenza [IC] al 95%: 1,1-1,7), durante l’intero periodo di valutazione. Inoltre, la percentuale di partecipanti che ha avuto zero sanguinamenti trattati (70,8-83,7%) è aumentata nel corso delle 24 settimane.[3] La profilassi con emicizumab ha risolto anche il 95,1% delle “articolazioni bersaglio”. [3] I risultati hanno dimostrato che il profilo di sicurezza di emicizumab era in linea con le precedenti osservazioni, senza nuove segnalazioni in merito alla sicurezza dopo il follow-up prolungato.

Anche secondo la prima analisi ad interim del database European Haemophilia Safety Surveillance (EUHASS), anch’essa presentata al congresso virtuale ASH, il profilo di sicurezza di emicizumab nel contesto reale è in linea con quello osservato nelle sperimentazioni cliniche.[4]

“Dopo quasi 3 anni di follow-up, emicizumab ha mantenuto bassi tassi di sanguinamento nei pazienti con emofilia A di tutte le età, con e senza inibitori del FVIII. Questo trattamento infatti riduce in misura significativa i sanguinamenti, soprattutto spontanei, non solo rispetto al trattamento on-demand ma anche mediamente rispetto alla precedente profilassi tradizionale con agenti by-passanti o fattore VIII. Aspetto inoltre importante è l'assenza di eventi avversi significativi, emicizumab rimane ben tollerato nel follow-up a lungo termine e ad oggi non sono stati identificati nuovi problemi di sicurezza. In conclusione possiamo dire che questi dati confermano quindi ancora una volta la sicurezza e l’efficacia della terapia con emicizumab” ha dichiarato il Dott. Giancarlo Castaman, direttore del Centro Malattie Emorragiche e della Coagulazione, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze.

I dati degli studi HAVEN hanno permesso l’approvazione di emicizumab per il trattamento di soggetti affetti da emofilia A con inibitori del fattore VIII in oltre 90 paesi in tutto il mondo e di soggetti senza inibitori del fattore VIII in oltre 80 paesi, compresi USA, UE e Giappone. Dalla sua approvazione iniziale oltre tre anni fa, 8.200 persone sono state trattate con emicizumab su scala internazionale e, negli USA, emicizumab è ora il trattamento preventivo (di profilassi) maggiormente prescritto per l’emofilia A.
 

Informazioni sullo studio GO29365
GO29365 [NCT02257567] è uno studio globale, di fase Ib/II che ha valutato la sicurezza, la tollerabilità e l’attività di polatuzumab vedotin in combinazione a bendamustina e rituximab (BR) o obinutuzumab nel linfoma follicolare recidivato o refrattario (R/R) e nel linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL). I pazienti eleggibili non erano candidabili al trapianto di cellule staminali ematopoietiche all’ingresso dello studio. La parte di fase II dello studio ha randomizzato 80 pazienti affetti da R/R DLBCL pesantemente pretrattati, a ricevere o BR o BR in combinazione con polatuzumab vedotin per una durata fissa di sei cicli di 21 giorni. Dei pazienti arruolati, l'80% aveva una malattia refrattaria. L’endpoint primario era il tasso di risposta completa (CR) alla fine del trattamento, misurata mediante tomografia ad emissione di positroni (PET-CT) e valutata da un comitato di revisione indipendente (IRC). Gli endpoint secondari includevano il tasso di risposta globale (ORR; CR e risposta parziale) valutato dello sperimentatore e il miglior ORR alla fine del trattamento valutato dallo sperimentatore e dall’IRC. Gli endpoint esplorativi includevano la durata della risposta, la sopravvivenza libera da progressione, la sopravvivenza libera da eventi e la sopravvivenza globale. In aggiunta alla coorte randomizzata dello studio, ulteriori 106 pazienti sono stati trattati con polatuzumab vedotin in combinazione con BR in una coorte di estensione a singolo braccio con il tasso di CR come endpoint primario.


Informazioni su polatuzumab vedotin
Polatuzumab vedotin è un anticorpo-farmaco coniugato (ADC) anti-CD79b, capostipite della sua classe. La proteina CD79b è espressa specificamente nella maggior parte delle cellule B (una cellula immunitaria da cui originano alcuni tipi di linfoma non-Hodgkin (NHL) e questo la rende un target promettente per lo sviluppo di nuove terapie.[1,2] Polatuzumab vedotin si lega a CD79b e distrugge queste cellule B tramite la somministrazione mirata di un agente antitumorale, minimizzando in questo modo gli effetti sulle cellule normali.[3,4] Polatuzumab vedotin è stato sviluppato da Roche usando la tecnologia Seattle Genetics ADC ed è attualmente in via di studio per il trattamento dei NHL. Polatuzumab vedotin è stato commercializzato negli Stati Uniti da Genentech come Polatuzumab vedotin-piiq con piiq, come suffisso designato in accordo con le Linee guida per le aziende per la denominazione non proprietaria dei farmaci biologici emesse dalla Food and Drug Administration statunitense.

Informazioni sul linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL)
Il DLBCL è la più comune forma di linfoma non-Hodgkin (NHL) e rappresenta circa un caso su tre di NHL.[5] Il DLBCL è un tipo di NHL aggressivo (a rapida crescita), che di norma risponde al trattamento di prima linea.[6] Tuttavia, la malattia recidiva nel 40% dei pazienti e, quando questo si verifica, le opzioni terapeutiche sono limitate e la sopravvivenza è breve.[6] Si stima che ogni anno siano diagnosticati nel mondo circa 150.000 nuovi casi di DLBCL.[7]

 

Il programma di sviluppo clinico di emicizumab

Emicizumab è stato studiato in uno dei più ampi programmi di sperimentazione clinica registrativa sull’emofilia A con e senza inibitori del fattore VIII, comprendente otto studi di fase III. Il programma valuta l’efficacia e la sicurezza di emicizumab e il suo potenziale supporto nel superare le attuali sfide cliniche poste dalla gestione dell’emofilia A, tra cui gli effetti a breve termine dei trattamenti esistenti, lo sviluppo di inibitori del fattore VIII e la necessità di frequente accesso venoso. I risultati degli studi HAVEN 1 e HAVEN 2 hanno avvalorato le approvazioni di emicizumab per i soggetti affetti da emofilia A (carenza congenita del fattore VIII) con inibitori del fattore VIII. Questi dati, così come i risultati degli studi HAVEN 3 e HAVEN 4, hanno avvalorato le approvazioni di emicizumab per i soggetti affetti da emofilia A (carenza congenita del fattore VIII) senza inibitori del fattore VIII. Gli altri studi, HAVEN 5, HAVEN 6, HAVEN 7 e STASEY, riflettono l’impegno costante di Roche teso a continuare a caratterizzare la sicurezza e l’efficacia di emicizumab e a rispondere alle esigenze insoddisfatte dei pazienti con emofilia A.

 

Emicizumab

Emicizumab è un anticorpo bispecifico del fattore IXa e del fattore X. È progettato per legare a ponte il fattore IXa e il fattore X, proteine ​​coinvolte nella cascata naturale della coagulazione, e ripristinare il processo di coagulazione del sangue nelle persone con emofilia A. La terapia profilattica (preventiva) con emicizumab può essere somministrata sotto forma di soluzione pronta all’uso per via sottocutanea una volta alla settimana, ogni due settimane od ogni quattro settimane (dopo un periodo iniziale di quattro settimane con somministrazione una volta alla settimana). Emicizumab è stato ideato da Chugai Pharmaceutical Co., Ltd. e sviluppato congiuntamente a livello mondiale da Chugai, Roche e Genentech. Negli Stati Uniti è commercializzato da Genentech come emicizumab-kxwh, con il suffisso kxwh in conformità con la Guida sulla denominazione non proprietaria di prodotti biologici per l’industria (Nonproprietary Naming of Biological Products Guidance for Industry), rilasciata dalla Food and Drug Administration statunitense.

 

Emofilia A

L’emofilia A è una grave patologia ereditaria caratterizzata da problemi di coagulazione, che determina sanguinamenti incontrollati e spesso spontanei. L’emofilia A interessa più o meno 320.000 persone in tutto il mondo, di cui il 40-50% circa presenta una forma grave della malattia. [1] Le persone affette da emofilia A soffrono della mancanza, totale o parziale, di una proteina della coagulazione, il “fattore VIII”. Nei soggetti sani, in caso di sanguinamento, il fattore VIII agisce da cofattore per i fattori della coagulazione IXa e X, determinando un passaggio fondamentale per la coagulazione del sangue e, quindi, l’arresto dell’emorragia. A seconda della gravità della patologia, le persone affette da emofilia A possono manifestare sanguinamenti frequenti, soprattutto a livello delle articolazioni o dei muscoli. [2] Questi sanguinamenti possono costituire motivo di forte preoccupazione per la salute, in quanto causano spesso dolore e possono comportare gonfiore cronico, deformità, mobilità ridotta e danno articolare a lungo termine. [3] Una grave complicanza del trattamento è rappresentata dallo sviluppo di inibitori del fattore VIII. [4] Gli inibitori sono anticorpi sviluppati dal sistema immunitario dell’organismo che si legano al prodotto sostitutivo del fattore VIII e ne contrastano l’efficacia, [5] rendendo difficile, se non impossibile, ottenere un livello di fattore VIII sufficiente a controllare il sanguinamento.

 

Referenze Comunicato

[1] Aiom “I numeri del cancro in Italia 2020”, ottobre 2020
https://www.epicentro.iss.it/tumori/pdf/2020_Numeri_Cancro-operatori-web.pdf

[2] Aiom, “linee guida linfomi”, 2018
https://www.aiom.it/wp-content/uploads/2018/11/2018_LG_AIOM_Linfomi.pdf

[3] Michael C, et al. Safety and Efficacy of Emicizumab in Persons with Hemophilia A With or Without FVIII Inhibitors: Pooled Data from Four Phase III Studies (HAVEN 1-4) [Abstract #1800] Poster presented at: American Society Of Hematology (ASH) Annual Meeting; 5 – 8 December, 2020.

[4] Shang A, et al. Real-World Safety of Emicizumab: The First Interim Analysis of the European Haemophilia Safety Surveillance (EUHASS) Database [Abstract #2685] Poster presented at: American Society Of Hematology (ASH) Annual Meeting; 5 – 8 December, 2020.

 

Referenze Onco-Ematologia

[1] Dornan D, et al. Therapeutic potential of an anti-CD79b antibody-drug conjugate, anti-CD79b-vc-MMAE, for the treatment of non-Hodgkin lymphoma. Blood 2009;114:2721-29.
[2] Pfeifer M, et al. Anti-CD22 and anti-CD79B antibody drug conjugates are active in different molecular diffuse large B-cell lymphoma subtypes. Leukemia 2015;29:1578-86.
[3] Ducry L, Stump B. Antibody-drug conjugates: linking cytotoxic payloads to monoclonal antibodies. Bioconjug Chem. 2010;21:5-13.
[4] ADC Review. What are antibody-drug conjugates? [Internet; cited December 2020]. Available from: https://adcreview.com/adc-university/adcs-101/antibody-drug-conjugates-adcs/.
[5] Lyon, France. World Health Organization Classification of Tumors of Haematopoietic and Lymphoid Tissues. IARC Press; 2008.
[6] Maurer JM, et al. Event-free survival at 24 months is a robust end point for disease-related outcome in diffuse large B-cell lymphoma treated with immunochemotherapy. J Clin Oncol 2014;32:1066-73.
[7] Numbers derived from GLOBOCAN 2018: Estimated cancer incidence, mortality and prevalence worldwide in 2018. [Internet; cited December 2020]. Available from: http://globocan.iarc.fr.

 

Referenze Emofilia

[1] Marder VJ et al. Hemostasis and Thrombosis. Basic Principles and Clinical Practice. 6th Edition, 2013. Milwakee, Wisconsin. Lippincott Williams and Wilkin.

[2] WFH. Guidelines for the management of haemophilia. 2012 [Internet; cited 2020 July]. Available from: http://www1.wfh.org/publications/files/pdf-1472.pdf.

[3] Franchini M et al. Haemophilia A in the third millennium. Blood Rev 2013; 179-84.

[4] Gomez K et al. Key issues in inhibitor management in patients with haemophilia. Blood Transfus. 2014; 12:s319-s329.

[5] Whelan SF et al. Distinct characteristics of antibody responses against factor VIII in healthy individuals and in different cohorts of haemophilia A patients. Blood 2013; 121:1039-48.

from the HAVEN 2 study. Blood 2018; 132 (Supplement 1): 632. Mahlangu J et al. Emicizumab Prophylaxis in Patients Who Have Hemophilia A without Inhibitors. N Engl J Med 2018; 379:811-822

 

Comunicazione Roche S.p.A.

Donatella Armienti: [email protected]
Sara Bernabovi: [email protected]