Media Release

Verona, 01.07.2022

“Uniti e vicini ai pazienti con epatocarcinoma: l’esperienza dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona”, il roadshow promosso da Roche con il patrocinio di EpaC Onlus per fare il punto sui percorsi di diagnosi e cura

  • L’epatocarcinoma è uno dei tumori più aggressivi e una delle prime cause di morti oncologiche nel mondo.1 In Italia, nel 2020 i nuovi casi stimati di tumori epatici sono stati 13.000 e l’epatocarcinoma rappresenta il 75-85% dei casi.2
  • In Veneto, i nuovi casi sono circa 1.200 all’anno, di cui 2/3 negli uomini e 1/3 circa nelle donne. Solo il 50% dei pazienti è suscettibile alla terapia alla diagnosi. La sopravvivenza è in aumento: a 5 anni è di circa il 20%, a 10 anni del 10%3.
  • La tappa di Verona è la terza di un ciclo di appuntamenti in varie regioni italiane che coinvolgerà diversi centri di riferimento a livello locale e regionale, per promuovere un’occasione di informazione e dibattito sui bisogni dei pazienti con epatocarcinoma, sulle best practices nella gestione dei percorsi di diagnosi e cura come nel centro veronese, sulle priorità per rafforzare la presa in carico multidisciplinare e affrontare le sfide attuali e future.

 

Verona, 1 luglio 2022 - Fare il punto sullo stato dell’arte della presa in carico del paziente con epatocarcinoma in Veneto, portare alla luce la best practice dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, evidenziare l’importanza del lavoro sinergico dei team multidisciplinari, individuare le zone d’ombra e le aree di miglioramento, confrontarsi sulle soluzioni per migliorare la conoscenza e l’informazione sulla patologia e sulle innovazioni diagnostiche e terapeutiche disponibili: sono questi gli obiettivi della tappa di Verona di “Uniti e Vicini ai Pazienti con Epatocarcinoma”, il roadshow promosso da Roche con il patrocinio di EpaC Onlus.

 

L’epatocarcinoma (HCC) è uno dei tumori più aggressivi e una delle prime cause di morti oncologiche nel mondo1. In Italia, nel 2020 i nuovi casi stimati di tumori epatici sono stati 13.000 e l’epatocarcinoma rappresenta il 75-85% dei casi.2. In Veneto, i nuovi casi sono circa 1.200 all’anno, di cui 2/3 negli uomini e 1/3 circa nelle donne. Solo il 50% dei pazienti è suscettibile alla terapia alla diagnosi. La sopravvivenza è in aumento: a 5 anni è di circa il 20%, a 10 anni del 10%3.

Oggi, grazie ai progressi scientifici e alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche, la prognosi della patologia è in miglioramento, ma questo si accompagna ad una maggiore complessità della sua gestione, che pone alcune sfide sia dal punto di vista clinico che da quello organizzativo.  

 

La presa in carico del paziente con epatocarcinoma, infatti, deve essere guidata da un team multidisciplinare, composto da epatologi, chirurghi, oncologi e radiologi interventisti e altri specialisti che, lavorando in sinergia fin dal momento della diagnosi, possa individuare il miglior trattamento possibile per il paziente tra i vari disponibili e indirizzarlo verso strutture di eccellenza e ad alta specializzazione, con la garanzia di accesso ai migliori percorsi di diagnosi e cura. Il team definisce il trattamento personalizzato sul paziente, in base alle patologie esistenti o pregresse, alle condizioni e alla morfologia del fegato e del tumore, alle comorbidità, alle riserve funzionali epatiche, alla rapidità di crescita dalla diagnosi, con il supporto di Linee Guida e percorsi regionali o all’interno della struttura ospedaliera, come succede a Verona

 

“L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona applica da anni un approccio multidisciplinare nella presa in carico dei pazienti e ha creato una vera rete clinico-assistenziale dedicata alle patologie epato-biliari con un ambulatorio integrato e specifici PDTA (percorsi assistenziali). In tal modo risponde ai bisogni di salute come centro Hub  della Regione Veneto per le malattie epato-biliari e come sede del Centro di Riferimento Regionale per la chirurgia oncologica epato-biliare. La Direzione Sanitaria vuole essere al fianco dei clinici, a supporto delle attività già di eccellenza, per innovare i processi organizzativi e offrire una presa in carico del paziente globale, multidisciplinare e sicura - ha detto Matilde Carlucci, Direttrice Sanitaria, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona -. Con progettualità specifiche per ambito di patologia e di branca cerchiamo di rendere facili e smart i percorsi di condivisione multidisciplinare tra i diversi attori coinvolti, con una piattaforma di servizi che sia integrata e che ottimizzi risorse, mirando a sicurezza ed efficientamento del percorso di diagnosi e cura. La transizione epidemiologica nel contesto di questa patologia pone l'accento anche sulla Prevenzione e sui corretti stili di vita. Fare una diagnosi precoce con intervento tempestivo sulla sindrome metabolica riduce significativamente il rischio di epatopatia cronica ed epatocarcinoma. Obiettivo è creare salute per i nostri pazienti, intesa come benessere, assenza di malattia, riduzione dei costi in sanità, qualità delle cure. Mi auguro pertanto che questa nuova organizzazione porti a un modello clinico assistenziale innovativo che possa essere anche esportabile e che abbini alla diagnosi e cura anche la prevenzione che mostra sempre più risultati ottimali in termini di esiti clinici e qualità di vita”.

 

L’epatocarcinoma si sviluppa prevalentemente in persone che soffrono di cirrosi a causa di epatite cronica (B o C) o di abuso di alcool, sindromi dismetaboliche, e tipicamente si manifesta in stadi ormai avanzati.1 La prognosi per le forme non resecabili di HCC è infausta, con poche opzioni di trattamento sistemico e il tasso di sopravvivenza ad un anno minore del 50% dal momento della diagnosi della forma avanzata.4

 

L’epatocarcinoma è, nel 90% dei casi, una complicanza della cirrosi epatica. In Veneto i nuovi casi sono stimati in circa 1.200 all’anno, di cui 2/3 negli uomini e 1/3 circa nelle donne. La scelta terapeutica è ben standardizzata e in evoluzione continua, ma solo il 50% dei pazienti è suscettibile di terapia alla diagnosi. La sopravvivenza è fortunatamente in aumento: a 5 anni è di circa il 20%.- ha spiegato il professor David Sacerdoti, U.O.Liver Unit., Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona -. L’eziologia della malattia è in divenire: è in grande aumento quella metabolica associata a diabete, obesità e ipertensione. È indispensabile quindi valutare i pazienti in maniera multidisciplinare per la diagnosi, la scelta terapeutica e il follow-up, vista anche l’assenza di test specifici per questa popolazione crescente. A Verona abbiamo un gruppo multidisciplinare che discute la scelta terapeutica nei casi non-facili, con epatologo, chirurgo, oncologo, radiologo, radioterapista, ed è stato istituito un ambulatorio multidisciplinare con epatologo-oncologo-internista-chirurgo”.

 

Il PDTA (Percorso Diagnostico e Terapeutico Assistenziale) dell’Azienda Ospedaliera si prefigge di fornire un percorso di riferimento unico per il paziente con epatocarcinoma, ottimizzare i tempi di diagnosi e di trattamento e integrare le diverse competenze specialistiche che concorrono alla gestione del paziente con epatocarcinoma assicurando la multidisciplinarietà e la disponibilità al dialogo tra operatori ospedalieri ed il medico di medicina generale.

 

L’epatocarcinoma ha un effetto importante sui pazienti e sulle loro famiglie che hanno necessità di avere informazioni chiare e precise sui percorsi di cura, sulla prevenzione, sui trattamenti e sulle strutture in grado di seguire al meglio il loro percorso diagnostico-terapeutico.

 

“L’epatocarcinoma è una patologia che ha un impatto significativo, sociale ed economico, non solo sui pazienti ma anche sul loro nucleo familiare – ha detto Massimiliano Conforti, Vice Presidente EpaC Onlus, Associazione che ha dato il patrocinio al Roadshow – Di recente la nostra Associazione ha condotto una survey per evidenziare bisogni, necessità, problematiche e criticità nei processi di diagnosi, presa in carico, trattamento e gestione dei pazienti con tumore epatico: è emerso che il 72% dei pazienti ha indicato di avere necessità di assistenza da una o più persone, spesso familiari, e l'8.6% ha spiegato di essere all'oscuro della malattia epatica. Questo quadro mette in luce l'esistenza di pazienti ignari del proprio stato di salute o non adeguatamente informati e sensibilizzati che quindi spesso si trovano a dover affrontare un tumore in stadio ormai avanzato e di difficile trattamento”.

 

Alla Tavola Rotonda che si è svolta a Verona, la terza di un ciclo di appuntamenti, hanno partecipato tutti relatori dell’Azienda Universitaria Integrata di Verona: Matilde Carlucci, Direttore Sanitario;  Alessandra Auriemma, U.O. di Oncologia; Amedeo Carraro, USD Trapianti Epatici; Massimiliano Conforti Vice Presidente di EpaC Onlus; Andrea Dalbeni, U.O. Liver Unit;  Luca Frulloni, U.O. Gastroenterologia; Alfredo Guglielmi, U.O Chirurgia Generale e Epatobiliare; Giancarlo  Mansueto, Direttore Unità Operativa Complessa Radiologia; Michele Milella, U.O. di Oncologia; Andrea Ruzzenente, U.O Chirurgia Generale e Epatobiliare; David Sacerdoti,  U.O.Liver Uni.

 

Maggiori informazioni sull'iniziativa e le video-interviste agli esperti coinvolti sono disponibili al link

https://www.roche.it/it/il-nostro-focus/oncologia/tumore-del-fegato/uniti-e-vicini-ai-pazienti-con-hcc.html

 

Roche è impegnata a combattere i disordini del fegato in tutto il percorso della malattia, dalle prime fasi fino alla malattia avanzata, con l'obiettivo finale di fermare un giorno le patologie croniche del fegato. Un impegno che vede coinvolta non solo Roche Pharma sin dagli anni 90 con farmaci per le epatiti e oggi lo sviluppo di nuovi farmaci come atezolizumab, ma anche Roche Diagnostics con test immunometrici volti a migliorare la diagnosi precoce di epatocarcinoma e Roche Diabetes Care che da anni promuove, attraverso i propri portali rivolti ai pazienti diabetici, informazioni su corretti stili di vita e alimentazione, al fine di prevenire lo sviluppo di patologie epatiche quali cirrosi e fibrosi, che ledono la funzionalità d'organo e possono provocare gravi conseguenze, fino allo sviluppo di carcinomi epatici. 

 

Contatti media:

Oncology Communications Manager Roche S.p.A

Sara Bernabovi: [email protected]

+ 39 342.7579993

 

Referenze:

[1] Llovet JM et al. Hepatocellular carcinoma. Nat Rev Dis Primers. 2016;2:16018.

[2] AIOM-AIRTUM, “I numeri del cancro in Italia 2021”, Gruppo di lavoro AIOM, AIRTUM, Fondazione AIOM, PASSI

[3] PDTA EPATOBILIARE HCC .docx (regione.veneto.it)

[4] Giannini EG et al. Prognosis of Untreated Hepatocellular Carcinoma. Hepatology. 2015;61(1):184-190.