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Clinical Trial Day, oltre i falsi miti: la ricerca è un impegno condiviso

Una scienziata monitora da un vetro un esperimento di laboratorio

La Ricerca Clinica è un ecosistema regolamentato dai principi delle Good Clinical Practice che trasforma l'innovazione di laboratorio in cure concrete per i pazienti. Non è un processo isolato all’interno dei laboratori, ma un bene comune dove il paziente con la giusta formazione può diventare anche un protagonista attivo 

Accendiamo i riflettori sulle sfide ancora aperte

Il tema scelto dalla WFH per quest’anno punta i riflettori su un nodo critico ancora irrisolto: identificare precocemente i disturbi emorragici per garantire un accesso tempestivo ed equo ai trattamenti necessari. Inoltre, per chi convive ogni giorno con l'Emofilia A, anche situazioni semplici e banali possono trasformarsi in un pericolo inatteso. Questo condiziona ogni momento della vita con un carico emotivo che investe, fin dai primi anni, l'intera famiglia. I progressi scientifici hanno trasformato una condizione definita dal rischio (quello di qualsiasi trauma) in una condizione definita dalle possibilità, grazie alle terapie. Tuttavia molti pazienti che vivono con l'Emofilia A continuano ad affrontare sfide fisiche e psicologiche significative. Da un lato, ad esempio, convivono con i danni articolari e il dolore cronico che deriva da sanguinamenti passati o presenti; dall’altro, portano il peso emotivo costante di pianificare la vita attorno al disturbo emorragico: per molti la paura di un sanguinamento è sempre presente e questo influenza ogni decisione, dalle attività che svolgono a come programmano i loro viaggi.

A tutto questo va aggiunto che i bisogni cambiano nel corso della vita di una persona: ciò di cui un bambino ha bisogno per gestire la scuola e il gioco è diverso da ciò di cui un adulto ha bisogno per gestire il lavoro e la vita familiare. 

Clinical Trial Day, oltre i falsi miti: la ricerca è un impegno condiviso

Il 20 maggio tutto il mondo celebra la Giornata Internazionale degli Studi Clinici  (Clinical Trial Day), iniziativa  che punta il faro sull’importanza della Ricerca Clinica per il progresso della medicina. In Italia è promossa da alcune Associazioni Scientifiche di rilevanza nazionale (AFI, FADOI, GIDM, SIMeF). La ricorrenza ricorda il primo studio clinico controllato della storia, condotto nel 1747 dal medico scozzese James Lind. Oggi rappresenta  un’occasione per raccontare che cosa significhi in concreto sperimentare nuove terapie: un percorso rigoroso, etico e soprattutto collettivo, fatto di tante competenze. Una visione che condividiamo anche in Roche: crediamo infatti che sia importante  portare la ricerca fuori dai laboratori, per raccontarla nelle sue dimensioni sociali, economiche e culturali. È lo spirito del progetto Ricerca Circolare, che abbiamo lanciato quest’anno e con cui vogliamo  promuovere una cultura della scienza non come un processo lineare, ma come un ecosistema in cui conoscenza, innovazione e valore per la società si alimentano reciprocamente.In questo contesto, diventa fondamentale superare stereotipi e incomprensioni che ancora oggi accompagnano la ricerca clinica. A partire dai cosiddetti “falsi miti”. Proviamo a metterli in fila… per poi “smontarli”.

Sfatare i pregiudizi: 5 falsi miti sulla Ricerca Clinica

Mito: La ricerca si fa solo in laboratorio, con camici e provette.

Fatto: La ricerca clinica è un processo complesso e diffuso, che coinvolge ospedali, università, aziende, istituzioni e soprattutto pazienti.

Come racconta Stefania Sala, Country Start Up Team Leader Roche Italia, la ricerca vive moltissimo anche di partnership e collaborazioni pubblico-privato”: la funzione di clinical operations all’interno di un’azienda farmaceutica gestisce attività di coordinamento degli studi, di analisi e generazione di evidenze, si interfaccia e collabora con centri clinici, comitati etici e autorità regolatorie. Ricorda Sala:

In Italia, gestiamo oltre 150 studi clinici in circa 200 centri, coinvolgendo migliaia di pazienti e contribuendo a programmi di accesso precoce a terapie innovative. Questo a riprova che la ricerca non è solo scienza di laboratorio, ma una rete di competenze e collaborazioni che si incontrano e si confrontano per delineare insieme il percorso migliore con cui la scienza raggiunge il risultato concreto per le persone. E l’impegno di Roche va anche oltre con il progetto Ricerca Circolare, con il quale accendiamo i riflettori su cosa serve oggi in Italia per renderla più competitiva”.

Mito: “I trial clinici sono studi sperimentali e quindi per definizione esplorano strade mai percorse prima e possono esporre a rischi non calcolati ”?

Fatto: La ricerca clinica è tra le attività più regolamentate e monitorate in ambito sanitario.

Ogni studio deve essere approvato da comitati etici indipendenti e si basa su protocolli rigorosi, che garantiscono sicurezza, trasparenza e consenso informato dei partecipanti. Inoltre, i principi etici internazionali e le Good Clinical Practice assicurano che i diritti e il benessere dei pazienti siano sempre al centro del processo.

Mito. “La ricerca coinvolge  solo scienziati, aziende farmaceutiche e “addetti ai lavori”

Fatto: La ricerca è un bene comune, che genera valore per l’intero sistema.

Gli studi clinici non producono solo nuove terapie, ma anche benefici economici e sociali rilevanti: in Italia, ogni euro investito in ricerca clinica può generare fino a 2,77 euro di beneficio per il Servizio Sanitario Nazionale. Secondo il modello di Ricerca Circolare, la scienza alimenta economia, occupazione e innovazione: fare bene la ricerca significa fare bene all’intero Paese.

Mito: “I  partecipanti agli studi clinici sono soggetti passivi nella ricerca”

Fatto: I pazienti sono sempre più protagonisti attivi, tanto che negli ultimi anni si è affermato il concetto di patient engagement: i pazienti partecipano alla progettazione degli studi, contribuiscono alla definizione degli endpoint e portano il loro punto di vista nei processi decisionali, perché sono coloro che vivono sulla propria pelle il bisogno che la ricerca deve andare a soddisfare.

Programmi come EUPATI (European Patients’ Academy on Therapeutic Innovation) hanno reso questo cambiamento strutturale. Nata nel 2012, EUPATI forma “pazienti esperti”, capaci di contribuire in modo competente allo sviluppo dei farmaci e alla conduzione dei trial clinici: persone che portano nella ricerca la prospettiva della vita reale.

Tra le testimonianze italiane, quella di Daniela Cavallaro, paziente esperta EUPATI e membro del direttivo dell’Accademia italiana, evidenzia come formazione e consapevolezza permettano ai pazienti di entrare attivamente nei gruppi dedicati ai trial clinici e nei processi di ascolto e rappresentanza. Proprio Cavallaro condivide la sua esperienza: "Il corso EUPATI è stato un passaggio fondamentale del mio percorso. Mi ha fornito conoscenze approfondite sui processi di ricerca clinica, sviluppo dei farmaci e aspetti regolatori, permettendomi di partecipare in modo più consapevole e strutturato ai tavoli di confronto. Essere un paziente esperto significa oggi poter contribuire con competenza, mantenendo  sempre centrale il punto di vista del paziente".

Mito: “La ricerca è guidata solo dall’intuizione di singoli scienziati e sperimentatori.””

Fatto: La ricerca è sostenuta da molte “professioni invisibili”.

Come sottolinea Celeste Cagnazzo, ricercatrice presso l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, Presidente GIDM (una delle società scientifiche promotrici della Giornata) e autrice di un articolo dedicato al tema nel primo numero di Ricerca Circolare. Nell’articolo Cagnazzo racconta come la qualità dei trial clinici dipenda anche da coordinatori di ricerca, infermieri di ricerca, data manager e specialisti regolatori. Questi professionisti, spesso poco visibili, coprono una quota rilevante delle attività operative degli studi e rappresentano un pilastro essenziale per garantire rigore scientifico, qualità e sicurezza. Cagnazzo sottolinea un punto importante dove serve intervenire con urgenza: "Mentre Paesi come la Francia o il Regno Unito hanno istituzionalizzato queste figure con mansionari chiari e inserimento stabile nel sistema sanitario, l'Italia presenta un panorama eterogeneo e dove spicca una mancanza di inquadramento colmata con escamotage contrattuali".

Dalla teoria alla pratica: il valore della Ricerca Circolare

Superare i falsi miti significa prima di tutto costruire fiducia. E la fiducia nasce dalla conoscenza, dalla trasparenza e dal dialogo. Progetti come Ricerca Circolare di Roche Italia vanno proprio in questa direzione: creare uno spazio multidisciplinare dove imprese, istituzioni, clinici e cittadini possano confrontarsi e riconoscere nella ricerca un’infrastruttura strategica per il futuro del Paese.

Allo stesso tempo, l’evoluzione deve andare verso una ricerca sempre più partecipata, in cui i pazienti sono partner attivi, non destinatari passivi, di diagnosi e terapie.

Questo passaggio rappresenta uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni.Anche per questo motivo Giornata Internazionale degli Studi Clinici (Clinical Trial Day) vuole essere un invito a considerare la ricerca con occhi diversi: non come un mondo distante e chiuso, bensì come un patrimonio condiviso e da condividere per moltiplicarne gli effetti.

Il 20 maggio è la giornata in cui scoprire che dietro ogni studio clinico ci sono storie di collaborazione, competenze spesso invisibili, e soprattutto persone come pazienti, ricercatori e professionisti che quotidianamente contribuiscono a costruire il presente della ricerca come responsabilità collettiva e il futuro della medicina come scienza che nasce dalle persone per le persone.