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Equilibrio tra lavoro e vita privata: storie vere di mamme e papà

Immagine che riporta una bambina sorridente con le mani protese in avanti

Dalla nascita di un figlio ai campi estivi, dal percorso per neogenitori al linguaggio che insegniamo agli adolescenti: ecco le testimonianze raccolte attraverso le iniziative promosse in Roche Italia a supporto della genitorialità e del confronto generazionale.

Supportiamo la genitorialità con il programma Parents@Roche

Nella vita di qualsiasi lavoratrice e lavoratore c’è un momento che trasforma prospettive e priorità: quello in cui si diventa genitori, perché trovare un nuovo equilibrio personale, familiare e professionale non è mai immediato. Ci sono poi altri momenti importanti, da non sottovalutare, ad esempio quando un figlio o una figlia smettono di essere bambini ed entrano nel periodo interlocutorio e complesso dell’adolescenza. Sul posto di lavoro questi genitori portano tutte le loro risorse residue, ma anche lo sforzo costante di chi cerca, ogni giorno, di essere un buon genitore e allo stesso tempo un bravo professionista.

In occasione della Festa della Mamma raccontiamo alcune storie di questo equilibrio (spesso equilibrismo!) raccolte tra le persone di Roche. Anche questo fa parte del nostro modo di mettere al centro dell’attenzione il nostro sostegno al work life balance, che si esprime in tre valori chiave: accompagnare nei momenti di difficoltà, conciliare lavoro e famiglia e investire nella crescita dei propri figli durante la multiforme fase di transizione tra l'infanzia e l'età adulta.

Questa specifica iniziativa di ascolto non è un caso isolato, bensì uno dei modi in cui si esprime la nostra filosofia aziendale, per attraversa l'intera esperienza lavorativa con strumenti, percorsi e opportunità pensati per accompagnare i dipendenti anche nelle diverse fasi della vita familiare.

“Non mi sono sentita mai da sola"

Angelica non ricordava più com'era dormire una notte intera. Tornare in ufficio dopo il congedo sembrava un salto nel vuoto: una nuova versione di sé da imparare a conoscere, con un bambino a casa e una scrivania davanti. Ha partecipato al percorso Parents@Roche, che è un programma pensato per neomamme e neopapà che, attraverso incontri di gruppo condotti da una counselor professionista, offre uno spazio di condivisione e riflessione durante l'orario di lavoro.

Insieme ad altri colleghi, Angelica ha capito qualcosa di semplice e rivoluzionario: i suoi dubbi, i suoi timori e anche le paure più profonde non erano solo sue… ognuno le viveva! Erano tutti madri e padri che, come lei, stavano imparando a tenere insieme tutto, nel miglior modo possibile. 

Lo conferma Angelica:

"Mi sono sentita compresa e non sola. Di solito nel post-parto si ha vicino solo la famiglia, io mi sono sentita vicina anche ai colleghi."

Il percorso è offerto per i neogenitori e non ha la presunzione di offrire soluzioni magiche, ma almeno possibili risposte alle domande più frequenti che nascono nel complesso quotidiano di una neo-mamma o di un neo-papà. Come spiega chi ci ha partecipato, questo momento "non ti dà una soluzione" e questa è proprio la sua forza. Cambia il modo in cui si guarda all'esperienza della genitorialità: con più consapevolezza, meno isolamento e la certezza di non affrontarla da soli. 

Come testimonia anche Daniela con la sua esperienza:

"Avere dei momenti da dedicare a me stessa per riflettere, durante l’orario lavorativo, sono stati fondamentali”

C’è chi racconta di aver continuato i colloqui con la counselor anche dopo la fine del percorso, perché aveva capito quanto fosse importante proseguire il proprio cammino da genitore con strumenti concreti.

Elena lo sa bene, e non è la sola: chiunque sia genitore sa che i figli hanno tre mesi di vacanza estiva. Un momento intenso della vita familiare dove si cercano soluzioni coinvolgendo i nonni, quando possibile,  soppesando la scelta fra centri estivi e sperando nel supporto degli amici in caso di imprevisti. La figlia di Elena è partita con i Summer Camp Roche

Poiché all’inizio del viaggio la ragazza non conosceva nessuno, Elena si chiedeva se avesse fatto la scelta giusta come genitore: “Mia figlia starà bene? Sarà al sicuro?”. Le risposte sono arrivate la sera del rientro in Italia: una figlia che non smetteva di raccontare la sua esperienza e che aveva imparato a muoversi in un contesto sconosciuto , a fare amicizie e a cavarsela da sola.

Ed Elena si sentiva finalmente sollevata e soddisfatta:

"Sapere che, mentre sei al lavoro, i tuoi figli si divertono, imparano ed è tutto sotto controllo... non è cosa da poco"

I Summer Camp di Roche sono organizzati sia in Italia che all'estero e nascono proprio per rispondere a un bisogno concreto: offrire ai figli dei dipendenti Roche un'esperienza formativa e di crescita durante i mesi estivi, in strutture selezionate con criteri rigorosi di sicurezza e qualità educativa. Sempre Elena ricorda le sensazioni vissute in quelle settimane:

“Come mamma, nutrivo totale fiducia nei confronti delle persone che gestivano la vacanza di mia figlia e questo ha fatto sì che anche le piccole difficoltà fossero superate agevolmente”.

Michele ha mandato la figlia Maria Federica per tre anni consecutivi al Summer Camp Roche, tutte le volte Oltremanica: Gloucester, Londra ed Edimburgo. La crescita personale della figlia è la testimonianza che condivide con più piacere, perché ha visto crescere una ragazza più sicura e capace di confrontarsi con il mondo:

“Il contesto multiculturale che ha respirato in quei momenti - non soltanto con coetanei italiani, ma anche ragazzi di altri Paesi - le è stato particolarmente utile nell'acquisire sicurezza e superare momenti di difficoltà”

Roberto ha invece vissuto questa esperienza per la prima volta con Lucia, 10 anni, partita per una settimana in Trentino. Certo, la distanza è minore rispetto all'Inghilterra e non c’è il problema di una lingua straniera per farsi capire… "

"Però era la prima volta che nostra figlia stava lontano da casa senza di noi”, racconta Roberto, “e io e mia moglie eravamo tesi”. Lucia, però, si mostrava convintissima e “vedere crescere quella certezza è stato un vero regalo”, conclude Roberto.

Le parole che insegniamo in famiglia

Crescere un figlio non si esaurisce con la scelta delle scuole e delle attività, perché è la quotidianità il banco su cui si costruisce e si mette alla prova la relazione. È un processo fatto di piccole e grandi scelte. Le parole che si usano e che si sentono in famiglia diventano parte della personalità di un figlio, soprattutto quando il percorso di crescita lo porta nell’adolescenza: plasmano la sua autostima, le sue relazioni e il suo modo di stare nel mondo e sono il testimone che raccoglie per la sua parte di “staffetta della vita”.

Da questa consapevolezza che nasce un’altra iniziativa Roche dedicata alla genitorialità: un percorso rivolto agli adolescenti figli dei dipendenti intitolato Le parole fanno la differenza. In un'epoca segnata da diverse forme di aggressività tra cui quella verbale, sempre più presente anche tra i giovanissimi, fare prevenzione significa partire dal linguaggio: non per censurarlo, ma per renderlo consapevole.

Il percorso è rivolto ai ragazzi tra i 13 e i 17 anni e si articola in incontri online, condotti dalla counselor Raffaella Visigalli, psicologa e psicoterapeuta responsabile Dyma centro di psicologia integrata Monza: la stessa professionista che accompagna i neogenitori nel percorso Parents@Roche.

Questo è un punto di arrivo naturale di tutto il percorso di sostegno alla genitorialità. È un investimento nel futuro delle persone, per garantire che le madri e i padri possano impegnarsi nella loro carriera professionale partecipando sempre in modo gratificante e responsabile anche alla vita delle loro famiglie.